|

CHIESE DEL TERRITORIO SERRANO NEL 1883
tratto
dalle “Memorie storiche di Serrasanquirico”
di Domenico Gaspari
Il Capoluogo del Comune è
fornito di 4 parrocchie, che abbracciano tutto il territorio al di qua, e in
parte al di là dell' Esino. Le 4 Parrocchie di Serrasanquirico non
pigliano le decime da tempo immemorabile, perché il Comune, che ne provvide
assai largamente le rendite, volle non si imponessero tasse o decime ai
parrocchiani. Nell'anno 1551 e 1749 fu fatta la divisione
territoriale delle Parrocchie. Nel 1562 poi, quando si fece relazione al
governo intorno allo stato delle parrocchie e delle chiese, fu confermata
dagli stessi parroci la esenzione delle decime. Solamente si paga in esse la
coppa mortuaria, ossia decima sacramentale, vale a dire una coppa di grano
quando muore un parrocchiano, cui sia stato amministrato il sacramento
dell'Eucaristia.
San Quirico è la
chiesa principale e matrice, dedicata ai Santi Martiri patroni Quirico e
Giulitta di Tarso. Come ricorda la Cronica, questa chiesa fu fondata
nel 950 da San Romualdo Abate, che dette que' Santi come protettori della
Serra, e divenne ben presto molto onorata e ufficiata, tanto che il popolo
vi si radunava in parlamento per trattare i pubblici affari, il che pure si
trae dagli atti dell'Archivio comunale antico dei secoli XIII e seguenti,
non che dalle poche carte antiche rimaste nell'Archivio della Pieve. La
chiesa di San Quirico fu dichiarata Pieve, rispondente al pago de' gentili,
come ai vici rispondevano le parrocchie minori dette preposture, rettorie
priorati ecc. Monsignor Gaetano, vescovo di Camerino, nel 1672 la dichiarò
Matrice, perchè i vescovi in visita ivi per primo facevano
l'adorazione. Il Comune e i fedeli contribuirono a dotare di rendite e
largizioni la parrocchia di San Quirico. Il Comune sopratutti sostenne le
spese per quanto concerne, la chiesa, e i mezzi al mantenimento di essa. Del
1276 il Consiglio nominò due notari a difender i beni e i diritti della
chiesa di San Quirico. Del 1368 pagò la campana e in tutti i secoli nelle
feste maggiori la cera, il pallio, l'elemosine di messe ecc. E siccome la
parrocchia fu ben provvista dal Comune e dagli abitanti, una Patente
proibisce al pievano di San Quirico di esigere decime ed imposte.
Con delibera del consiglio
generale, presa in giugno 1542, fu accordata licenza al rettore dì atterrare
alcune trabecule, ovvero constali, per riparare alcune
hypoteche di San Quirico Protettore; dello stesso anno il Comune
pagò le spese per la dimora fatta in paese dal Vescovo di Camerino venuto a
fare il Crisma; del 25 novembre 1543 il Consiglio concesse al pievano
di San Quirico la facoltà di tagliare due alberi nella selva di Panocchia
per accomodare il tetto della chiesa; il 30 gennaro 1656 nominò due deputati
per ristaurarne il campanile; del 1744 fu rifatta la chiesa sul bel disegno
riveduto dal p.Giuseppe Serradini monaco camaldolese, pel costo complessivo
di 1390 scudi, parte de' quali erano frutti dell'altare della S. Spina, e il
resto del Comune; e dal 1745 ai 28 dicembre il Comune deliberò pagare il
restauro del campanile suddetto. Questi ultimi restauri furono fatti in
seguito del terribile terremoto del 1741. L'organo nuovo fu fatto l'anno
1775 a spese comunali da Domenico Fedeli al tempo del pievano Casini, pel
costo di scudi 255,801j2. Non finirei più se volessi ricordare le
largizioni operate dal Comune alla chiesa di S. Quirico, le oblazioni
fattevi per Feste diverse e i lasciti dei privati. Questa chiesa ha due
piccole navate laterali con due altari in ciascuna, e la grande navata di
mezzo. La prospettiva dorata dell'organo apparteneva alla vecchia chiesa di
S. Francesco. L'altare secondo a destra ha un bel tabernacolo intagliato in
legno dorato: sembra anche questo sia appartenuto un tempo ai religiosi di
San Francesco, come si rileva dallo stemma dell'ordine serafico ivi dipinto.
Nella cappella di contro, vale a dire la seconda a sinistra, dietro o sotto
la quale si vuole posta da San Romualdo la prima pietra della primitiva
chiesa, si osserva un'altare di terracotta, con una bella immagine della
Vergine del Rosario, San Quirico a sinistra, e San Domenico a destra, con
varie figure di devoti rappresentanti forse i ritratti di cittadini vissuti
in paese di quell'epoca, dello stile e della scuola di Luca della Robbia;
similmente di terracotta, e pregevoli sono i quadretti raffiguranti la
passione di Cristo e posti intorno alle figure principali. Sopra il coro si
trova un quadro rappresentante i Santi Quirico e Giulitta in atto
d'implorare la protezione divina sopra la Serra: buona tela della scuola
del Baroccio. Ma l'oggetto più insigne e venerato in questa Chiesa è la
Spina, posta in una nicchia chiusa sotto il detto quadro, dietro l'altar
maggiore. Al principiar del 1638 fu eretto l'altare della S. Spina. Ai 27
settembre 1679 Girolamo Arcangeli serrano fece testamento in Roma, mercé cui
dispose che il suo corpo fosse sepolto nella chiesa di S. Bonaventura de'
Padri detti della Riformella, legò al Priore Angelo Manci un letto, al sig.
Domenico uno spadino d'argento, un quadro grande dí S. Giovare Battista alla
chiesa di S. Stefano del Cacco in Roma, dieci scudi al servitore, e istituì
eredi usufruttuarie le sue sorelle Eusebia ed Antonia, ed alla loro morte
erede proprietaria la cappella della Santa Spina in Serra. Nel 1742 il
pievano D. Antonio Evangelista stampò l'inno in onore della Spina, che
attualmente i preti cantano. Altri inni furono pure scritti e stampati.
Nel 1746 il consiglio di credenza, dietro istanza dei deputatí della detta
reliquia, stabili, che non si possa né debbasi dare al bacio la Ss.ma Spina,
se non che nei soliti venerdì di marzo, ed in occasione di qualche visita di
prelato, o altra persona di gran merito con la presenza defili illustrissimi
sígnori Residenti e deputati. Nel 1820 fu istituito un censo di scudi 18 e
baiocchi 20 a favore all' altare medesimo. I beni di questo altare o
cappellania furono conservati così al tempo di Napoleone 1, come à tempi
nostri. La Spina ha la punta mozza, e si mostra come chiazzata di sangue.
La divozione verso questa reliquia chiamò fin da tempo immemorabile gran
moltitudine di gente, che vi lasciò copiosi donativi; molti porporati,
vescovi e personaggi di alto rango vollero baciarla, e tra essi Papa
Gregorio XVI nel suo viaggio del settembre 1841. L'affluenza dei devoti e
de' pellegrini, specialmente nei venerdì di marzo, cominciò ben presto a
far organizzare nel paese varie fiere e mercati, i quali formano tuttora
una delle principali risorse della popolazione. In questa chiesa è
notevole ancora un quadro del secolo XIV rappresentante una Vergine col
Bambino e due Santi, situato tra le due cappelle di destra, ma non poco
deperito
Sant'Angelo del pino,
cura e
chiesa priorale, si ritiene per la più antica di tutte le chiese paesane,
perchè sembra esistesse nel villaggio (cicus), posto sotto il Cassaro
prima della costruzione della presente Serra. Infatti si hanno memorie
dell'esistenza di questa chiesa fin dal decimo secolo e il Municipio, come
si rileva dalle pergamene dell'Archivio Antico, vi faceva fin dal secolo
XIII, oblazioni di cera per le feste di S. Biagio,S.Michele Arcangelo,
S.Monaca e Sant'Antonio. È tradizione conservata nelle bolle diocesane e
della curia, quantunque mancante di prove autentiche che nel secolo XVI per
uccisione di un parroco del Mergo, fatta dai Mergani, fosse decretato che la
loro parrocchia di S. Lorenzo andasse sospesa per punizione, e sottomessa
alla parrocchia di Sant'Angelo del pino di Serrasanquirico, del qual Comune
faceva parte il castello di Mergo col territorio. Sulla prima metà del
secolo presente pare si stimasse sufficiente la espiazione di quel reato
mercè la pena sostenuta per tre secoli, e la popolazione di Mergo implorò lo
smembramento delle due parrocchie, e la restaurazione della parrocchia
mergana: il che fu accordato con Bolla speciale della Curia romana, colla
condizione di una offerta annuale perpetua di sei libbre di cera lavorata
alla Chiesa priorale di Sant'Angelo nel giorno della festa di S.Michele
Arcangelo, che si paga tuttora. Ne' secoli trascorsi la chiesa di Sant'Angelo
fu rifatta e risaturata, ma nel gennaio del 1795 ruinò nuovamente. Il
priore Don Luigi Santinelli (il quale curò la rifabbricazione ancora della
chiesa di S. Lorenzo di Mergo) rifece dalle fondamenta l'attuale a sue
spese, che fu riaperta e benedetta da Don Litterio Turchi, vicario generale
dell' arcivescovo Mattei, l'anno 1834. La chiesa è di stile puro d'ordine
jonico, assai bene eseguita su disegno semplice ed elegante; è piccola, ma
bella ed armonica. Avvi un'ottima copia del S. Michele Arcangelo di Guido
Reni. A questa chiesa, che nel secolo XVII era situata extra moenia,
era annessa, fin da antichi tempi, la Canonica S.Angeli de pinis.
Secondo molti, l'uccisione predetta fu un'invenzione per carpire la
separazione, e in varii atti trovasi che le due chiese erano in perpetuo
riunite.
Santa Maria del
mercato,
cura d'anime e chiesa
abaziale, perchè dipendente,come tuttora, dall'Abbazia di Sant' Elena. Il
Colucci ricorda una Santa Maria di Monte Murano, e forse è la stessa chiesa.
Si vuole fosse fondata dagli Antoniani antichi. Del 1289 il Comune concesse
a l'abate di S. Elena uno spazio nel fondo del Mercato, forse per
fabbricarla. Del 1848 un Marco Perucci lasciò per testamento un fondo sito
a Lavacellis per questa chiesa. Fu riformata ben tre volte; l'ultima
delle quali nel 1663; e fu restaurata nel 1849.
Per la festa
dell'annunciazione e dell'assunzione della Beata Vergine, il Municipio
mandava offerte di cera a S. Maria fin dal secolo XIII.
Nell'altare laterale a
sinistra àvvi un quadro, barbaramente risecato all'ingiro, rappresentante S.
Francesco d'Assisi, la cui testa è molto bella, e creduta del Maratta.
Santa Lucia,
cura e
chiesa abaziale, già de' Monaci Silvestrini, esisteva nel 1281, fu
restaurata ed era cura di anime nel 1504; e nei secoli decorsi fu ornata di
stucchi, pitture e dorature. Anche in questa chiesa il Municipio faceva
delle oblazioni nelle feste di S. Lucia e B. Ugo fin dal secolo XIV. Di
stile barocco, la più elegante e ricca chiesa del paese, ha sette altari,
l'organo con una superba tribuna, e un bel coro. Oltre poi alla
mascella del B. Ugo, che con gran venerazione si conserva dai Monaci
Sillvestrini nella chiesa di S. Lucia, posta entro la Serra, ci sono molte
altre pregiate reliquie di Santi. ( da Cronica di Coltelli) La
reliquia più insigne è quella del B. Ugo serrano, comprotettore del paese,
del quale si celebra la festa il 27 luglio. Nel primo altare a destra v'è,
una Concezione, nel secondo un bel S. Ugo di Romanelli, nel presbiterio
quattro tele della scuola bolognese, nel terzo altare di sinistra il bel S.
Silvestro del cavalier D'Arpino. Bellissime sono le ancone degli altari. Son
degni di nota gli affreschi del soffitto, e specialmente i medaglioni di
ritratti de' Santi dell'ordine, che sono assai pregevoli, sebbene abbiano
molto sofferto per l'ingiuria del tempo. Si crede che Giuseppe Malatesta da
Fabriano abbia dipinto in questa chiesa. L'altar maggiore é adorno di marmi
non comuni. Nel secolo passato si ammiravano in questa chiesa ben 18
busti d'argento di Santi, 12 candelieri d'argento, calici, croci, bugie,
pastorali e gran quantità di arredi preziosi di inestimabile valore, tanto
che era questa una delle più ricche chiese dei dintorni. Il governo
napoleonico tolse quasi tutto. La parrocchia ha ora un assegno dal governo
di cinquecento lire circa, e il parroco ha l'abitazione gratuita
nell'ex-monastero, oggi appartenente al comune.
San Bartolo,
detto
della Castagna, eretta da S. Silvestro abate nel 1249; ufficiata sino al
secolo scorso dai Monaci Silvestrini, e più volte ristaurata. Era ampia e
capace, come si potea vedere fino agli ultimi anni; ora fu ridotta a piccola
cappella.
San Bartolo e Santa Lucia
della Congregazione dei
Padri Silvestrini hanno storia propria, e nei manoscritti che si
conservavano nell'archivio del Monastero, si avevano le notizie
particolareggiate di queste case religiose. Del 1231 San Silvestro abate,
nato dalla famiglia de' nobili Guzzolini di Osimo, fondò la sua regola
monastica a Montefano di Fabriano, regnando Papa Gregorio IX. Del 1235 San
Silvestro era priore di S. Maria di Grotta Fucile, ed ebbe in dono la metà
dell'Isola d'Isach, e quindi ebbe in soggezione le Monache che vi si
trovavano. Del 1244 ai 5 d'agosto ebbe in dono da Rinaldo d' Uguccione di
Ubaldo un appezzamento di terreno silvato e campestre posto nella località
detta la Castagna, sotto la curia di Serra di San Quirico. Del 1250 si
fabbricava la chiesa di San Bartolo e il Monasterio con indulgenze per chi
prestava aiuto. Gli anni successivi i Monaci ebbero nuove cessioni e doni
di terreni, tra quali quello delle carpenete da parte del Comune, di
danaro, di case ecc. La regola di San Silvestro fu approvata da Papa
Innocenzo IV il 27 giugno 1248 mentre stava a Lione; e la chiesa di S.
Bartolo fu consacrata con gran solennità, gran concorso di popolo e coli'
indulgenza data da ben sedici Vescovi, la prima Domenica di giugno del
1291. Fu il decimosettimo monastero del l'ordine silvestrino per ordine
d'erezione, e fu fondato dal beato Bartolo nel 1290; prosperò lungo tempo.
Nel 1293 si ha notizia di una scuola fondata a S. Lucia, la qual chiesa
apparisce del 1297 proprietà de' Monaci di S. Bartolo. Il Comune
somministrava fino dal secolo XIII ai monaci un sussidio per le tonàche, e
offriva ceri e donativi nelle foste di San Bartolo, Santo Ugo, San Silvestro
ecc. Molte furono le donazioni, eredità, legati e permute in favore del
Monastero di S. Bartolo e S. Lucia, come si trae dai libri dell’ Archivio e
del Monastero. Al 1,504 risale la prima memoria che S. Lucia fosse cura di
animo, come s'è detto nel capo della chiesa in parola. Col voler del
tempo il Monastero crebbe di sostanze, di credito e di religiosi. Sostenne
liti contro il Vescovo, che scomunicò il priore di S. Bartolo per causa del
diritto di tumulazione contestato dei parroci del paese; contro il Comune
per tasse, che fu decisa a Matelica dal Governatore; e contro privati.
Crebbe a dismisura la ricchezza del Monastero negli ultimi secoli,
consistente in terreni, case, censi: ebbe una villeggiatura a S. Maria delle
Stelle per gli studenti novizi: ebbe una bellissima libreria; ebbe il
privilegio della bolzetta postale separata da quella del pubblico;
ebbe un orologio fatto nel 1730 da alcuni monaci colla soprassistenza dell'orologiaro
Francesco Levisati di Jesi, e posto su torre apposita esistita fino agli
ultimi anni; ebbe gran numero di suppellettili preziose per chiesa e pel
monastero, come busti di Santi, pastorali ecc. Di guisa che questo monastero
era considerato come uno de' più ricchi e ragguardevoli della Marca.
Sovente il Superiore generale dell'Ordine vi dimorava a lungo, e il
monastero ottenne aderenze e protezione di personaggi altolocati, molti de'
quali vi alloggiarono; come accadde quando il principe Alessandro Albani,
nipote di Papa Clemente XI, vi soggiornò con sopra due mila pedoni. I
monaci furono soppressi da Napoleone I che tolse loro abbondanti oggetti
preziosi, e le rendite cospicue. Nella restaurazione tornarono al monastero
di S. Lucia, ma il monastero di S. Bartolo restò disabitato, e la chiesa non
fu più officiata. Non ostante la festa di San Bartolo si seguitò
sempre a celebrare con pompa, della quale oggi resta un'ombra della
costumanza della gita e pellegrinaggio della popolazione alla chiesa di S.
Bartolo. I monaci avean ricuperato una posizione vantaggiosa, tenevan in
paese lo studio, ed il monastero prosperava, quando la legge del Regno ne
disciolse la corporazione. Oggi resta la parrocchia di S. Lucia, retta da
un sacerdote della Congregazione de' Silvestrini. Andò distrutta la
bellissima biblioteca del monastero, che avea stupendi scaffali di noce con
lavori d'intaglio, cornicioni, colonne, spartimenti ecc.: si salvarono pochi
volumi.
Il monastero di S. Bartolo più non esiste: il curato signor D. Alessandro
Rosa vi ha eretto una cappelletta annessa ad un casino di campagna. Il
Comune di Serra ha avuto in cessione dal Demanio l'ex Monastero di S. Lucia,
pel quale paga un canone, e vi ha sistemato le Scuole, la Biblioteca
comunale, il Monte Frumentario, la Congregazione di Carità, alcuni
appartamenti di abitazione, ecc. ecc.
Nell'incasato del
capoluogo del Comune:
San Francesco,
ex
convento con chiesa nell'interno del paese, ebbe origine, a quanto ho potuto
arguire, sulla seconda metà del secolo XIII, e quindi non molto dopo la
morte del Serafico d'Assisi. Del 1296 furono comperate due case pel
convento. I frati conventuali sono ricordati nei libri dell'archivio
comunale fin dal 1360, ai quali il Comune largiva sussidii e limosine per la
tonaca loro, per la pietanza, pagava il suonatore d'organo, il predicatore,
mandava doni di cera in varie ricorrenze. In questo convento furon celebrati
due Capitoli generali de' frati conventuali: il primo nel 1405, il secondo
nel 1573, poichè tra essi fiorirono vari uomini illustri. E’ certo
che i religiosi in paese eran tenuti in considerazione. Del 1741 pel
terremoto fu ristaurato il convento, quando fu fatta la riedificazione
della chiesa, a spese del padre Antonio Amorosi serrano. Soppressi a tempo
di Napoleone I, furono ripristinati alla restaurazione. Ora il convento,
venduto dal Demanio, vien affittato ad inquilini. La cospicua e scelta
libreria che vi esisteva, insignita di opere pregevoli e rari manoscritti,
andò quasi del tutto dispersa.
San Francesco d'Assisi degli
ex-minori conventuali, esiste col convento annesso fin dal 1202, come
risulta dal Bollario Francescano e dalle carte dell'Archivio Plebanizio di
S. Quirico. Il Municipio ha sempre, fin dall'origine, fatto oblazioni in
varie ricorrenze e feste, vi ha pagato il predicatore, vi paga e vi ha
sempre pagato il suonatore d'organo di questa chiesa fin dal secolo XIV, e
l'ha sempre considerata come una chiesa ben affetta alla popolazione. Fu una
delle prime chiese dedicate al serafico S. Francesco. Nel secolo scorso
quasi dalle fondamenta fu rifabbricata a spese del P. Ambrosi, conventuale
serrano e fu riaperta l'anno 1744. È d'ordine corintio e forse la più vasta
del paese. Nel primo altare, a destra di chi entra per la porta
principale, si trova un buon quadro colla scritta del pittore: Avanzinus
Nuccius pingebat Romae 1620. Nel secondo altare a destra (cappella
Manci) esiste un quadro dipinto nel 1590 per 80 fliorini da Ercole Ramazzani,
di cui vi si legge la scritta, celebre pittore da Rocca Contrada,
raffigurante la Madonna, S. Pietro, S. Francesco, S. Gregorio e S. Vitale.
Nell'antica chiesa di S. Francesco (forse caduta pel terremoto del 1741)
l'altare della cappella Manci era adorno di dorature fatte fare nel 1611,
come risulta da un libro di memorie della famiglia stessa. Si assevera che
ne' secoli andati esistesse in questa chiesa un quadro di Perugino,
rappresentante S. Antonio di Padova, che al tempo di Napoleone fosse
asportato, e che, non più richiesto, ora si trovi conservato in Roma a S.
Maria degli Angeli. Questa chiesa possiede un'antichissima campana, fusa, a
quanto si trae dalle cifre che mal si leggono sulla stessa, nel secolo
decimoterzo. Fin dal 1862 è ufficiata per cura della Confraternita di
Sant'Antonio di Padova: il Municipio si adoperò perchè fosse conservata
questa chiesa al culto.
Buon Gesù,
già delle
monache clarisse, ora appartiene al Comune per cessione fatta dall'
Amministrazione del Fondo pel Culto del Regno nel 1880. È una chiesetta
elegante, ornata di stucchi e di coretti.
L’ex Monastero situato in
capo del paese presso il Cassaro nel luogo ove esisteva, in parte, il
palazzo del castellano della Rocca della Serra, fu istituito sulla metà del
secolo XVI da suor Alessandra Sabini di Roccacontrada, coll'ajuto della
Duchessa della Rovere Maria Vigeria da Urbino, e delle limosine dei fedeli.
Intorno a ciò esiste una memoria in un libro del signor Cardolo Maria
Pianetti Mannelli de' Cardoli, dalla quale si trae che il monastero fu
fondato tra il 1540 e il 1550 per opera principalmente di Suor Alessandra;
che Suor Teodosia Tosi, nobile di Serra, vi morì in concetto di santità; che
molti fatti meravigliosi accaddero nel monastero stesso. Le suore clarisse
di questo monastero ebbero sempre in venerazione la loro fondatrice, che
viene ricordata anche attualmente col nome di Ministra Alessandra. Ad
Arcevia è conosciuta col nome di Beata. Il monastero ebbe varii lasciti, e
accumulò una discreta fortuna. Del 1775 fu ristaurata la chiesa e il
monastero come viene ricordato dall'iscrizione posta nella chiesa. Al tempo
di Napoleone I, le monache si ritirarono in alcune case private, e poi alla
restaurazione tornarono. Aveano educandato e lavorìo dì tessuti e ricami.
Dopo la ristaurazione del Regno d'Italia furono conservate, ma oggi son
rimaste ad un numero esiguo sì, che il monastero fu ceduto dal Demanio al
Comune, il quale si assunse il carico di aprirvi qualche istituto di
beneficenza.
San Filippo Neri,
rettoria
con cinque cappellani, juspatronato Armezzani, fu fondata nel 1678, come da
istromento in atti del notaro Luca Vallemani del 3 giugno detto anno. È una
bella chiesa ornata di pregevoli stucchi e intagli in legno. La tribuna e
l'altare sono opera dell'intagliatore Gaudenzio Santucci da Montolboddo (
oggi Ostra ), come si rileva da una lettera di Don Domenico Onorati da Morro
a Don Grisante Armezzani del 22 luglio 1689. Vi si conservano alcuni quadri
già appartenuti alla chiesa di S. Giovanni, ora distrutta.
Santa Maria di Piazza,
piccola
chiesetta della confraternita di S. Girolamo della Carità. Il Municipio fin
dal 1369 offriva dono di cera a questa chiesa nella festa della
Purificazione della B. Vergine. Ora appartiene al
juspatronato Bartolozzi, ma non si ufficia. Deve demolirsi per aprire
la strada per Montecarotto e Arcevia.
Santa Maria della
Misericordia
de' Disciplinati, volgarmente detta del Colle, sul
suolo lateranense fu fondata nel 1469, come si desume da una Bolla in
pergamena del Capitolo lateranense del 1765, nella quale si attesta, che
unito alla chiesa v'era l'ospedale degli infermi, e si prescrive
l'apposizione della lapide per ricordare il diritto lateranense. In
questa chiesa, nella prima cappella a destra, si osserva un Crocifisso in
terra cotta. Nella terza cappella a destra (antica cappella Benci) si trova
una graziosa ancona, e un bel quadro rappresentante Sant' Andrea apostolo
colla sua croce, alla cui estremità si legge: Antonius de Sartis Civis
Esinus f. 1631. Una lettera di Andrea Benci, in data 27 ottobre 1634,
attesta che in quell'anno fu benedetto il quadro. Nella sacristia si trova
una tavola dipinta da ambi i lati, che era lo stendardo della confraternita
de' Disciplinati, alto circa centimetri 70, e largo 50: credesi lavoro
della scuola del Gentile da Fabriano, o meglio della buona scuola fiorentina
del secolo d'oro. Certo, è una delle migliori opere d'arte esistenti in
paese, sebbene deperita non poco. In un quadro presso alla porta
laterale, rappresentante S. Pietro, S. Paolo, e sopra, una Madonna col
Bambino, si legge la scritta seguente
ECCLESIAE HOC HVIC 0PVS GRATIS COSTANTINVS DE AMBROSIIS
PICTOR ANNO 1696 DNI
Costantino Ambrosi dunque
coltivava la pittura; ma il quadro non è un saggio di maestria: tutt'altro.
Nella stessa chiesa si custodisce una bella immagine del Cristo morto, e si
celebrano uffici religiosi. Ne' due altri altari sono le immagini di S.
Nicola da Tolentino, e di S. Vincenzo Ferreri.
Santo Stefano,
juspatronato Rossi, era la chiesa ufficiata in antico da un sodalizio di
Monache, come risulta dai manoscritti. dell'Archivio Comunale.
Nell'altar maggiore avvi un
quadro rappresentante il protomartire S. Stefano. Avvi una campana antica.
Il Comune offriva un cero il dì di Natale, e largiva limosine alle monache
di S. Stefano. Nel secolo XVI il monastero di monache più non esisteva.
Del 1581 il guardiano de'
padri cappuccini (ordine nato a Camerino per opera di Fra Matteo nel 1523)
di Sassoferrato, notificò ai priori della Serra, che i padri avevano
intendimento di aprire un convento, e che si sarebbero allogati a Santo
Stefano; ma chiedevano ajuto e una commissione di uomini per le limosine. La
commissione fu eletta nel consiglio comunale del 9 luglio 1581, ed ebbe il
carico d'ínvigilare per le elemosine e per la fabbrica del convento, purchè
i cappuccini fornissero il predicatore per la quaresima gratuitamente.
Sembra tuttavia che non se ne facesse altro.
Santa Maria de'
Raccomandati,
detta pure San Vincenzo
Ferreri, eretta nel 1466, come fa fede una pergamena del 1765, la quale
prescrive, pena la scomunica, l'apposizione della lapide in segno di
ricognizione del diritto lateranense. Questa chiesa serve di cemeterio
pubblico, quantunque riconosciuto per insufficiente, indecoroso e dannoso
alI'igiene.
Da lungo tempo si aspetta la
costruzione di un nuovo cemeterio che risponda alla esigenza della civiltà,
e alla necessità del luogo, e giova sperare che il pubblico bisogno sia
presto sodisfatto.
Esisteva fino all'anno 1879
la chiesa di Santa Maria,
detta di Costantinopoli di Dataria, ora
distrutta. V'era una antica campana, che ora si trova a Sant' Elena. Le
memorie di questa chiesa risalgono sino al 1311.
San Simone e Giuda,
piccola
chiesetta quasi aderente alle mura all'ovest del paese, costantemente
chiusa; serve ad uso di camera mortuaria nei casi di disgrazia. Il Consiglio
Comunale l'anno 1578 stabilì che si dovesse rifare la chiesa di S. Simone,
atteso che s'intende fosse fatta per voto al tempo della peste grande, et
che se debba penger all'altare grande una Madonna con un S. Sebastiano, San
Simone, San Cristoforo et San Rocco, et il tutto se faccia con licentia de
Mons. Re.mo Vescovo, et che nel giorno de San Simone se debbano celebrare in
detta chiesa doi o tre messe a spese della Comunità. (delibera 1579) Si
ha per tradizione che in questa chiesa predicasse S. Leonardo da Porto
Maurizio, il quale lasciò per ricordo una cerimonia che divenne costumanza,
durata fino alla prima metà del secolo nostro; mercè cui alcuni devoti al
suono d'un'ora di notte, scuotendo un campanello, gridavano per le vie:
Fratelli, ricordatevi che dobbiamo morire.
Questa chiesa è di spettanza
della Confraternita della Carità, e perciò per l'ufficiatura va annessa a
Santa Maria di Piazza.
Nel contado:
Santa Maria delle Grazie,
chiesa
succursale di San Quirico, dà il nome alla contrada, ed è una chiesa dove il
popolo di Serra accorre con speciale divozione. Del 1594 il Consiglio
Comunale stabili che si mandasse un'opera per fumante per costruire ed
edificare questa chiesa, che fu compiuta circa l'anno 1598. Vari doni de'
fedeli adornano l'immagine di Maria dipinta a fresco su d'un muro, che
esisteva in altro luogo, d'onde, segato, fu quivi portato. Del 1850 vi fu
rubato un bel reliquiario ed altri oggetti di valore.
Santa Maria di Loreto,
juspatronato Armezzani, situata lungo la via Clementina, non lungi dalla
stazione della ferrovia.
San Vito, juspatronato
Rossi, sulla stessa via Clementina.
Santa Maria delle
stelle
dà il nome all'alto colle
verso Mergo. Il Ministro per gli affari de' culti del Regno d'Italia, con
Decreto 28 giugno 1880, rendeva esecutorio l’ ístromento 26 maggio 1880,
rogato in atti del notaro Fausto Bocci, col quale l'Amministrazione del
fondo pel dulto nazionale cedeva al Municipio di Serrasanquirico l'antico
tempio che nel X secolo apparteneva ai padri Camaldolesi di Sant'Elena, e
che ultimamente era sede di un benefizio di Dataria. Questa chiesa viene
ufficiata dal Priore di S. Angelo del Pino, che ne fa una succursale della
parrocchia; vi si conserva una campana antichissima. Fu ristaurata più
volte, e specialmente nel 1741 e 1837, come risulta da alcune iscrizioni. La
forma della chiesa ritiene alcun che della costruzione pagana : son degne
d'attenzione due grosse pietre a guisa di are ai due lati dell'altar
maggiore, su una delle quali si legge il nome di Gian Paolo Giuniperi. Vi
esiste un'urna con 29 reliquie che eran appartenute a S. Maria di Panocchia,
e che, nascoste per lungo tempo, poi furono ritrovate nel 1606.
SSma Trinità,
chiesa
privata e juspatronato Giorgetti al Trivio.
Santa Maria di
Piedimonte,
presso il fosso d' Avacelli.
Santa Maria Maggiore alla
Becerca, juspatronato Mancinelli, eretta nel 1863, per cura e spese di fra
Luigi Mantinelli, monaco laico silvestrino. Vi si trova una copia della
Vergine di S. Maria Maggiore di Roma di Pietro Cesaroni.
Sant' Ugo presso
Cestino, in una possessione, già dei PP. Silvestrini, conosciuta col nome
del Pezzante.
Nella
Frazione di Domo
San Paterniano,
cura
d'anime nel castello. Presso una cappella a destra, si mira un antico
affresco, che si ritiene della scuola del Gentile. Una antica tavola
all'altar maggiore fu ridipinta nella prima metà del secolo nostro da un
fabrianese. É in costruzione una nuova chiesa, destinata a residenza della
Parrocchia, che promette di riuscir bene.
Santa Maria del Rosario.
S. Martino,
che serve
di cimiterio nella Frazione.
Nella
Frazione di Sasso:
Ss. Pietro
e Paolo
Apostoli, cura d'anime,
chiesa una volta annessa all'antica Abazia di S. Elena: è posta nel castello
di Sasso.
Sant' Elena,
antica e
potente Abazia, chiesa assai vasta, a tre navate, d'architettura gotica, una
delle tre chiese più insigni fondate da S. Romualdo Abate, nel X secolo è
celebrata da molti scrittori, è situata presso il fiume Esino, vicino al
confluente Esinante, grosso torrente. Ben presto divenne ricca e signora di
robe e di poderi: la credenza del finimondo e la fama del Santo fondatore
contribuì non poco a farvi affluire concorso di popolo, doni e sommissioni.
Nel secolo XI l'Abazia di Sant'Elena avea possessi in quel di Rosora, di
Scisciano, Massaccio, Poggio e nelle adiacenze, ed avea diritto di
giurisdizione, di vassallaggio e di servitù sugli uomini. I monaci
camaldolesi vi eressero un ampio e comodo Monastero, ove ebbe residenza un
abate e più tardi un cardinale Commendatario. Ho rilevato dai libri
dell'Archivio Comunale di Serra che l'arma dell'abate e del cardinal
Commendatario di Sant' Elena dovea costantemente esser affissa sulla porta
del Palazzo Comunale e del cassaro della Serra. La parrocchia di S. Fabiano
di Scisciano era soggetta all'Abate fino dal 1329; così pure la chiesa di S.
Maria delle Stelle di Serra.' Nel 1180 Calza dal Massaccio era de' padroni
dell'Abazia. Nel 1240 l'abate e i monaci furon interrogati dal Vicario della
valle di S. Clemente se avessero prestato giuramento di fedeltà allo
scomunicato Federico II Imperatore: i monaci risposero che si, ma che non
avean mai tocchi i vangeli. L'Abate Don Uberto nel 1243 fu consolo del
Massaccio. - Sembra che quei di Rosora scotessero i primi il vassallaggio
monastico. Il Comune di Serra fu sempre amico dell'Abazia, e il dì di S.
Croce il magistrato con gran pompa ogni anno andava a S. Elena con
donativi, e recava il capitano con drappelli di militi per presiedere alla
festa e alla fiera. L'Abate e più tardi il cardinale Commendatario
esercitava giurisdizione civile e penale, avea tribunale proprio con diritto
di vita e di morte, e con avvocati e notari e familiari propri e
appositamente eletti. Ho visto presso la famiglia Colelli molti processi,
sentenze ed atti di quel tribunale. In un catasto jesino dello scorcio del
secolo XIII alla pergamena 41 e seguenti sono notate a parte 36 famiglie
della parrocchia di S. Fabiano di Scisciano ed altre 19 dell'altra di S.
Salvatore di Poggio di Cupra precedute da queste parole : Isti sunt
Homines Abbatis Monisterii Sanctae Helenae qui debent Comuni solvere X
solidos secundum pacta inita inter Commune Esii, et dictum Monisterium.
Nel 1629 era abate Don Michelangelo de' Begliuomini nobile
romano, che istituì erede Gian Angelo Benedetti della Serra notaro a' suoi
servigi, e assegnò 250 scudi per erigere una cappella nella chiesa della
Misericordia in Serra. Napoleone I soppresse l'Abazia: ora il
vasto caseggiato, col tempio, e vari possedimenti di terreni spettano in
enfiteusi alla famiglia Pianesi da Macerata.
Santa Maria delle
Grazie e della Misericordia,
nell'incasato del castello.
San Vincenzo,
juspatronato Antognetti nelle ville di Sasso. Vi sono alcune tombe di
famiglia.
Nella
Frazione di Rotorscio
San Lorenzo martire,
antica cura d'anime, fra il castello di Rotorscio e il Castellaro.
Santa Maria,
entro il
castello, juspatronato Stelluti-Scala, attuale parrocchia, recatavi ne'
secoli scorsi per comodo dei conti feudatari di Rotorscio. Vi si conserva
una tavola del Crivelli, rappresentante una Vergine con alcuni Santi: fra
questi il S. Lorenzo con la graticola è ben conservato, il resto del quadro
ha subito avaria ed è stato qua e là ritoccato. All'altare maggiore si trova
una bella copia d'un'Addolorata. Nella sacristia si osserva una tavola
antica, rappresentante una Vergine col Bambino e S. Lucia. In questa chiesa
eran le tombe dei conti Stelluti.
Santa Maria di Loreto,
piccola
chiesetta a pochi passi dal castello. La statuetta della Vergine fu estratta
dal tesoro di S. Casa di Loreto, e donata dal conte Ignazio Stelluti,
Vescovo di Macerata e Tolentino, a questa chiesa. Vi si trova una piccola
miniatura d'un Ecce uomo, non bella, ma pregevole, perchè fatta da
Francesco Podesti nella sua età di 16 anni, come mi narrava il defunto
parroco D. Giuseppe Bianconi.
San Sebastiano,
poco lungi
dal castello, serve da cimiterio.
Santa Maria d'acqua
fosca
a Fonte Gelone, juspatronato
già HonoratiTrionfi, oggi Vecchioni. Avvi una bella immagine della Vergine
col Bambino dipinta sulla tavola d'un aratro. Come nel Capoluogo, così
anche nelle Frazioni urge la costruzione de' nuovi cimiteri.
Nelle
tre parrocchie delle Frazioni di Sasso, Rotorscio e Domo si pagano le decime
parrocchiali, come in tutta la Marca; e al Sasso si paga pel mortorio ancora
3 braccia di panno; ma ivi le decime sono riscosse dall'enfiteuta Pianesi
per l'Abazia di Sant'Elena e.così vengono corrisposte al parroco senz'altro
assegno
Santa Maria dell'Isola
d' Isach
a Serralta sopra il fosso la
Venella era un Monastero di Monache dell'ordine di S. Benedetto, fornito di
chiesa, di case, di fonte, di terreni tra il fiume Esino e la Venella, le
quali cose, comprese sotto il nome d'Isola d'Isach, furono, nel 1233, donate
alle Monache da Ugoccione del quondam Attone di Roggiero Perugino.
Poco appresso le Monache si posero sotto la protezione di S. Silvestro, il
quale del 1235 trovavasi a S. Maria di Grotta Fucile, e il quale
effettivamente assistè il Monastero, e ne allargò i possedimenti. Nel 1296
propter evitationem hostilis incursus le Monache risolsero di
abbandonare il Monastero di S. Maria e S. Andrea della Valle in
Serrasanquirico, ove fecero capitolo l'11 Agosto di detto anno, e donarono
i beni ai Monaci di S. Bartolo della Castagna, acciò fossero da essi retti
nello spirituale e nel temporale. Questo Monastero durò per qualche tempo in
buone condizioni, e dai libri del 1433 del Massariato del Comune si trae che
questo facea l'oblazione d'un coro alla chiesa di S. Andrea il giorno del
santo. Ma le Monache non istettero bene neppure nel nuovo monastero, perchè
per tradizione si ha, che partirono dalla Serra e andarono a fondare il
monastero di Paravento, tra il castello e il borgo, a Sassoferrato.
|