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CHIESE DEL TERRITORIO SERRANO NEL 1883

tratto dalle “Memorie storiche di Serrasanquirico”

 di Domenico Gaspari

 

Il Capoluogo del Comune è fornito di 4 parrocchie, che abbracciano tutto il territorio al di qua, e in parte al di là dell' Esino. Le 4 Parrocchie di Serrasanquirico non pigliano le decime da tempo immemorabile, perché il Comune, che ne prov­vide assai largamente le rendite, volle non si imponessero tasse o decime ai parrocchiani.  Nell'anno 1551 e 1749 fu fatta la divi­sione territoriale delle Parrocchie. Nel 1562 poi, quando si fece relazione al governo intorno allo stato delle parrocchie e delle chiese, fu confermata dagli stessi parroci la esenzione delle decime. Solamente si paga in esse la coppa mortuaria, ossia decima sacramentale, vale a dire una coppa di grano quando muore un parrocchiano, cui sia stato amministrato il sacra­mento dell'Eucaristia.

 

San Quirico è la chiesa principale e matrice, dedicata ai Santi Martiri patroni Quirico e Giulitta di Tarso. Come ricorda la Cronica, questa chiesa fu fondata nel 950 da San Romualdo Abate, che dette que' Santi come protettori della Serra, e divenne ben presto molto onorata e ufficiata, tanto che il popolo vi si radunava in parlamento per trattare i pubblici affari, il che pure si trae dagli atti dell'Archivio comunale antico dei secoli XIII e seguenti, non che dalle poche carte antiche ri­maste nell'Archivio della Pieve. La chiesa di San Quirico fu dichiarata Pieve, rispondente al pago de' gentili, come ai vici rispondevano le parrocchie minori dette preposture, rettorie priorati ecc. Monsignor Gaetano, vescovo di Camerino, nel 1672 la dichiarò Matrice, perchè i vescovi in visita ivi per primo facevano l'adorazione.  Il Comune e i fedeli contribuirono a dotare di rendite e largizioni la parrocchia di San Quirico. Il Comune sopratutti sostenne le spese per quanto concerne, la chiesa, e i mezzi al mantenimento di essa. Del 1276 il Consiglio nominò due notari a difender i beni e i diritti della chiesa di San Quirico. Del 1368 pagò la campana  e in tutti i secoli nelle feste maggiori la cera, il pallio, l'ele­mosine di messe ecc. E siccome la parrocchia fu ben provvista dal Comune e dagli abitanti, una Patente proibisce al pievano di San Quirico di esigere decime ed imposte.

Con delibera del consiglio generale, presa in giugno 1542, fu accordata licenza al rettore dì atterrare alcune trabecule, ovvero constali, per riparare alcune hypoteche di San Quirico Protettore; dello stesso anno il Comune pagò le spese per la di­mora fatta in paese dal Vescovo di Camerino venuto a fare il Crisma; del 25 novembre 1543 il Consiglio concesse al pievano di San Quirico la facoltà di tagliare due alberi nella selva di Panocchia per accomodare il tetto della chiesa; il 30 gennaro 1656 nominò due deputati per ristaurarne il campanile; del 1744 fu rifatta la chiesa sul bel disegno riveduto dal p.Giuseppe Serradini monaco camaldolese, pel costo complessivo di 1390 scudi, parte de' quali erano frutti dell'altare della S. Spina, e il resto del Comune;  e dal 1745 ai 28 dicembre il Comune deliberò pagare il restauro del campanile suddetto. Questi ultimi restauri furono fatti in seguito del terribile terre­moto del 1741. L'organo nuovo fu fatto l'anno 1775 a spese comunali da Domenico Fedeli al tempo del pievano Casini, pel costo di scudi 255,801j2.  Non finirei più se volessi ricordare le largizioni operate dal Comune alla chiesa di S. Quirico, le oblazioni fattevi per Feste diverse e i lasciti dei privati.    Questa chiesa ha due piccole navate laterali con due altari in ciascuna, e la grande navata di mezzo. La prospettiva do­rata dell'organo apparteneva alla vecchia chiesa di S. France­sco. L'altare secondo a destra ha un bel tabernacolo intagliato in legno dorato: sembra anche questo sia appartenuto un tem­po ai religiosi di San Francesco, come si rileva dallo stemma dell'ordine serafico ivi dipinto. Nella cappella di contro, vale a dire la seconda a sinistra, dietro o sotto la quale si vuole posta da San Romualdo la prima pietra della primitiva chiesa, si osserva un'altare di terracotta, con una bella immagine della Vergine del Rosario, San Quirico a sinistra, e San Domenico a destra, con varie figure di devoti rappresentanti forse i ritratti di cit­tadini vissuti in paese di quell'epoca, dello stile e della scuola di Luca della Robbia; similmente di terracotta, e pregevoli sono i quadretti raffiguranti la passione di Cristo e posti intorno alle figure principali.  Sopra il coro si trova un quadro rappresentante i Santi Quirico e Giulitta in atto d'implorare la protezione divina so­pra la Serra: buona tela della scuola del Baroccio. Ma l'oggetto più insigne e venerato in questa Chiesa è la Spina, posta in una nicchia chiusa sotto il detto quadro, dietro l'altar maggiore. Al principiar del 1638 fu eretto l'altare della S. Spina. Ai 27 settembre 1679 Girolamo Arcangeli serrano fece testamento in Roma, mercé cui dispose che il suo corpo fosse sepolto nella chiesa di S. Bonaventura de' Padri detti della Riformella, legò al Priore Angelo Manci un letto, al sig. Domenico uno spadino d'argento, un quadro grande dí S. Giovare Battista alla chiesa di S. Stefano del Cacco in Roma, dieci scudi al servitore, e istituì eredi usufruttuarie le sue sorelle Eusebia ed Antonia, ed alla loro morte erede proprietaria la cappella della Santa Spina in Serra.    Nel 1742 il pievano D. Antonio Evangelista stampò l'inno in onore della Spina, che attualmente i preti cantano. Altri inni furono pure scritti e stampati.   Nel 1746 il consiglio di credenza, dietro istanza dei deputatí della detta reliquia, stabili, che non si possa né debbasi dare al bacio la Ss.ma Spina, se non che nei soliti venerdì di marzo, ed in occasione di qualche visita di prelato, o altra persona di gran merito con la presenza defili illustrissimi sígnori Residenti e deputati. Nel 1820 fu istituito un censo di scudi 18 e baiocchi 20 a favore all' altare medesimo. I beni di questo altare o cappellania furono conservati così al tempo di Napoleone 1, come à tempi nostri.   La Spina ha la punta mozza, e si mostra come chiazzata di sangue.  La divozione verso questa reliquia chiamò fin da tempo immemorabile gran moltitudine di gente, che vi lasciò copiosi donativi; molti porporati, vescovi e personaggi di alto rango vollero baciarla, e tra essi Papa Gregorio XVI nel suo viaggio del settembre 1841. L'affluenza dei devoti e de' pellegrini, spe­cialmente nei venerdì di marzo, cominciò ben presto a far or­ganizzare nel paese varie fiere e mercati, i quali formano tuttora una delle principali risorse della popolazione.      In questa chiesa è notevole ancora un quadro del secolo XIV rappresentante una Vergine col Bambino e due Santi, situato tra le due cappelle di destra, ma non poco deperito

Sant'Angelo del pino, cura e chiesa priorale, si ritiene per la più antica di tutte le chiese paesane, perchè sembra esistesse nel villaggio (cicus), posto sotto il Cassaro prima della costruzione della presente Serra.  Infatti si hanno memorie dell'esistenza di questa chiesa fin dal decimo secolo e il Municipio, come si rileva dalle perga­mene dell'Archivio Antico, vi faceva fin dal secolo XIII, obla­zioni di cera per le feste di S. Biagio,S.Michele Arcangelo, S.Monaca e Sant'Antonio. È tradizione conservata nelle bolle diocesane e della curia, quantunque mancante di prove autentiche che nel secolo XVI per uccisione di un parroco del Mergo, fatta dai Mergani, fosse decretato che la loro parrocchia di S. Lorenzo andasse sospesa per punizione, e sottomessa alla parrocchia di Sant'Angelo del pino di Serrasanquirico, del qual Comune faceva parte il ca­stello di Mergo col territorio. Sulla prima metà del secolo pre­sente pare si stimasse sufficiente la espiazione di quel reato mercè la pena sostenuta per tre secoli, e la popolazione di Mergo implorò lo smembramento delle due parrocchie, e la restaura­zione della parrocchia mergana: il che fu accordato con Bolla speciale della Curia romana, colla condizione di una offerta annuale perpetua di sei libbre di cera lavorata alla Chiesa priorale di Sant'Angelo nel giorno della festa di S.Michele Arcangelo, che si paga tuttora.  Ne' secoli trascorsi la chiesa di Sant'Angelo fu rifatta e risaturata, ma nel gennaio del 1795 ruinò nuovamente.   Il priore Don Luigi Santinelli (il quale curò la rifabbrica­zione ancora della chiesa di S. Lorenzo di Mergo) rifece dalle fondamenta l'attuale a sue spese, che fu riaperta e benedetta da Don Litterio Turchi, vicario generale dell' arcivescovo Mattei, l'anno 1834.   La chiesa è di stile puro d'ordine jonico, assai bene eseguita su disegno semplice ed elegante; è piccola, ma bella ed armonica. Avvi un'ottima copia del S. Michele Arcangelo di Guido Reni. A questa chiesa, che nel secolo XVII era situata extra moenia, era annessa, fin da antichi tempi, la Canonica S.Angeli de pinis. Secondo molti, l'uccisione predetta fu un'invenzione per carpire la separazione, e in varii atti trovasi che le due chiese erano in perpetuo riunite.

Santa Maria del mercato, cura d'anime e chiesa abaziale, perchè dipendente,come tuttora, dall'Abbazia di Sant' Elena. Il Colucci ricorda una Santa Maria di Monte Murano, e forse è la stessa chiesa. Si vuole fosse fondata dagli Antoniani antichi. Del 1289 il Comune concesse a l'abate di S. Elena uno spazio nel fondo del Mercato, forse per fabbricarla.  Del 1848 un Marco Perucci lasciò per testamento un fondo sito a Lavacellis per questa chiesa.  Fu riformata ben tre volte; l'ultima delle quali nel 1663; e fu restaurata nel 1849.

Per la festa dell'annunciazione e dell'assunzione della Beata Vergine, il Municipio mandava offerte di cera a S. Maria fin dal secolo XIII.

Nell'altare laterale a sinistra àvvi un quadro, barbaramente risecato all'ingiro, rappresentante S. Francesco d'Assisi, la cui testa è molto bella, e creduta del Maratta.

 

 

 

Santa Lucia, cura e chiesa abaziale, già de' Monaci Silvestrini, esisteva nel 1281, fu restaurata ed era cura di anime nel 1504; e nei secoli decorsi fu ornata di stucchi, pitture e dorature. Anche in questa chiesa il Municipio faceva delle oblazioni nelle feste di S. Lucia e B. Ugo fin dal secolo XIV. Di stile barocco, la più elegante e ricca chiesa del paese, ha sette altari, l'organo con una superba tribuna, e un bel coro.    Oltre poi alla mascella del B. Ugo, che con gran vene­razione si conserva dai Monaci Sillvestrini nella chiesa di S. Lucia, posta entro la Serra, ci sono molte altre pregiate re­liquie di Santi.  ( da Cronica di Coltelli)         La reliquia più insigne è quella del B. Ugo serrano, comprotettore del paese, del quale si celebra la festa il 27 luglio. Nel primo altare a destra v'è, una Concezione, nel secondo un bel S. Ugo di Romanelli, nel presbiterio quattro tele della scuola bolognese, nel terzo altare di sinistra il bel S. Silvestro del cavalier D'Arpino. Bellissime sono le ancone degli altari. Son degni di nota gli affreschi del soffitto, e specialmente i medaglioni di ritratti de' Santi dell'ordine, che sono assai pregevoli, sebbene abbiano molto sofferto per l'ingiuria del tempo. Si crede che Giuseppe Malatesta da Fabriano abbia dipinto in questa chiesa. L'altar maggiore é adorno di marmi non comuni.       Nel secolo passato si ammiravano in questa chiesa ben 18 busti d'argento di Santi, 12 candelieri d'argento, calici, croci, bugie, pastorali e gran quantità di arredi preziosi di inestima­bile valore, tanto che era questa una delle più ricche chiese dei dintorni. Il governo napoleonico tolse quasi tutto. La parrocchia ha ora un assegno dal governo di cinquecento lire circa, e il parroco ha l'abitazione gratuita nell'ex-monastero, oggi ap­partenente al comune.

San Bartolo, detto della Castagna, eretta da S. Silvestro abate nel 1249; ufficiata sino al secolo scorso dai Monaci Silvestrini, e più volte ristaurata. Era ampia e capace, come si potea vedere fino agli ultimi anni; ora fu ridotta a piccola cappella.

San Bartolo e Santa Lucia della Congregazione dei Padri Silvestrini hanno storia propria, e nei manoscritti che si conservavano nell'archivio del Monastero, si avevano le notizie particolareggiate di queste case religiose.   Del 1231 San Silvestro abate, nato dalla famiglia de' nobili Guzzolini di Osimo, fondò la sua regola monastica a Montefano di Fabriano, regnando Papa Gregorio IX. Del 1235 San Silvestro era priore di S. Maria di Grotta Fucile, ed ebbe in dono la metà dell'Isola d'Isach, e quindi ebbe in soggezione le Monache che vi si trovavano. Del 1244 ai 5 d'agosto ebbe in dono da Rinaldo d' Uguccione di Ubaldo un appezzamento di terreno silvato e campestre posto nella località detta la Castagna, sotto la curia di Serra di San Quirico. Del 1250 si fab­bricava la chiesa di San Bartolo e il Monasterio con indulgenze per chi prestava aiuto. Gli anni successivi i Monaci eb­bero nuove cessioni e doni di terreni, tra quali quello delle carpenete da parte del Comune, di danaro, di case ecc. La regola di San Silvestro fu approvata da Papa Innocenzo IV il 27 giugno 1248 mentre stava a Lione; e la chiesa di S. Bar­tolo fu consacrata con gran solennità, gran concorso di popolo e coli' indulgenza data da ben sedici Vescovi, la prima Dome­nica di giugno del 1291. Fu il decimosettimo monastero del l'ordine silvestrino per ordine d'erezione, e fu fondato dal beato Bartolo nel 1290; prosperò lungo tempo. Nel 1293 si ha notizia di una scuola fondata a S. Lucia, la qual chiesa apparisce del 1297 proprietà de' Monaci di S. Bartolo. Il Comune sommini­strava fino dal secolo XIII ai monaci un sussidio per le tonàche, e offriva ceri e donativi nelle foste di San Bartolo, Santo Ugo, San Silvestro ecc. Molte furono le donazioni, eredità, legati e permute in favore del Monastero di S. Bartolo e S. Lucia, come si trae dai libri dell’ Archivio e del Monastero. Al 1,504 risale la prima memoria che S. Lucia fosse cura di animo, come s'è detto nel capo della chiesa in parola. Col voler del tempo il Monastero crebbe di sostanze, di credito e di religiosi. Sostenne liti contro il Vescovo, che scomunicò il priore di S. Bartolo per causa del diritto di tumulazione contestato dei parroci del paese; contro il Comune per tasse, che fu decisa a Matelica dal Go­vernatore; e contro privati. Crebbe a dismisura la ricchezza del Monastero negli ultimi secoli, consistente in terreni, case, censi: ebbe una villeggiatura a S. Maria delle Stelle per gli studenti novizi: ebbe una bellissima libreria; ebbe il privilegio della bolzetta postale separata da quella del pubblico; ebbe un orologio fatto nel 1730 da alcuni monaci colla soprassistenza dell'orologiaro Francesco Levisati di Jesi, e posto su torre apposita esistita fino agli ultimi anni; ebbe gran numero di suppellettili preziose per chiesa e pel monastero, come busti di Santi, pastorali ecc. Di guisa che questo monastero era consi­derato come uno de' più ricchi e ragguardevoli della Marca.  Sovente il Superiore generale dell'Ordine vi dimorava a lungo, e il monastero ottenne aderenze e protezione di personaggi al­tolocati, molti de' quali vi alloggiarono; come accadde quando il principe Alessandro Albani, nipote di Papa Clemente XI, vi soggiornò con sopra due mila pedoni.   I monaci furono soppressi da Napoleone I che tolse loro abbondanti oggetti preziosi, e le rendite cospicue. Nella restaurazione tornarono al monastero di S. Lucia, ma il monastero di S. Bartolo restò disabitato, e la chiesa non fu più officiata.  Non ostante la festa di San Bartolo si seguitò sempre a celebrare con pompa, della quale oggi resta un'ombra della costumanza della gita e pellegrinaggio della popolazione alla chiesa di S. Bartolo. I monaci avean ricuperato una posizione vantaggiosa, tenevan in paese lo studio, ed il monastero prosperava, quando la legge del Regno ne disciolse la corporazione. Oggi resta la parroc­chia di S. Lucia, retta da un sacerdote della Congregazione de' Silvestrini. Andò distrutta la bellissima biblioteca del monastero, che avea stupendi scaffali di noce con lavori d'intaglio, cornicioni, colonne, spartimenti ecc.: si salvarono pochi volumi.                 Il monastero di S. Bartolo più non esiste: il curato signor D. Alessandro Rosa vi ha eretto una cappelletta annessa ad un casino di campagna. Il Comune di Serra ha avuto in cessione dal Demanio l'ex Monastero di S. Lucia, pel quale paga un canone, e vi ha sistemato le Scuole, la Biblioteca comunale, il Monte Frumentario, la Congregazione di Carità, alcuni appartamenti di abitazione, ecc. ecc.

 

Nell'incasato del capoluogo del Comune:

 

 

San Francesco, ex convento con chiesa nell'interno del paese, ebbe origine, a quanto ho potuto arguire, sulla seconda metà del secolo XIII, e quindi non molto dopo la morte del Serafico d'Assisi. Del 1296 furono comperate due case pel convento. I frati conventuali sono ricordati nei libri dell'archivio comunale fin dal 1360, ai quali il Comune largiva sussidii e limosine per la tonaca loro, per la pietanza, pagava il suonatore d'organo, il predicatore, mandava doni di cera in varie ricorrenze. In questo convento furon celebrati due Capitoli generali de' frati conventuali: il primo nel 1405, il secondo nel 1573, poichè tra essi fiorirono vari uomini illustri. E’ certo che i religiosi in paese eran tenuti in considerazione. Del 1741 pel terremoto fu ristaurato il convento, quando fu fatta la riedi­ficazione della chiesa, a spese del padre Antonio Amorosi ser­rano. Soppressi a tempo di Napoleone I, furono ripristinati alla restaurazione. Ora il convento, venduto dal Demanio, vien affittato ad inquilini. La cospicua e scelta libreria che vi esi­steva, insignita di opere pregevoli e rari manoscritti, andò quasi del tutto dispersa.

San Francesco d'Assisi degli ex-minori conventuali, esiste col convento annesso fin dal 1202, come risulta dal Bollario Francescano e dalle carte dell'Archivio Plebanizio di S. Quirico. Il Municipio ha sempre, fin dall'origine, fatto oblazioni in varie ricorrenze e feste, vi ha pagato il predicatore, vi paga e vi ha sempre pagato il suonatore d'organo di questa chiesa fin dal secolo XIV, e l'ha sempre considerata come una chiesa ben affetta alla popolazione. Fu una delle prime chiese dedi­cate al serafico S. Francesco. Nel secolo scorso quasi dalle fondamenta fu rifabbricata a spese del P. Ambrosi, conventuale serrano e fu riaperta l'anno 1744. È d'ordine corintio e forse la più vasta del paese.      Nel primo altare, a destra di chi entra per la porta principale, si trova un buon quadro colla scritta del pittore: Avan­zinus Nuccius pingebat Romae 1620.     Nel secondo altare a destra (cappella Manci) esiste un quadro dipinto nel 1590 per 80 fliorini da Ercole Ramazzani, di cui vi si legge la scritta, celebre pittore da Rocca Contrada, raffigurante la Madonna, S. Pietro, S. Francesco, S. Gregorio e S. Vitale. Nell'antica chiesa di S. Francesco (forse caduta pel terremoto del 1741) l'altare della cappella Manci era adorno di dorature fatte fare nel 1611, come risulta da un libro di me­morie della famiglia stessa. Si assevera che ne' secoli andati esistesse in questa chiesa un quadro di Perugino, rappresentante S. Antonio di Padova, che al tempo di Napoleone fosse asportato, e che, non più richiesto, ora si trovi conservato in Roma a S. Maria degli Angeli. Questa chiesa possiede un'anti­chissima campana, fusa, a quanto si trae dalle cifre che mal si leggono sulla stessa, nel secolo decimoterzo.    Fin dal 1862 è ufficiata per cura della Confraternita di Sant'Antonio di Padova: il Municipio si adoperò perchè fosse conservata questa chiesa al culto.

Buon Gesùgià delle monache clarisse, ora appartiene al Comune per cessione fatta dall' Amministrazione del Fondo pel Culto del Regno nel 1880. È una chiesetta elegante, ornata di stucchi e di coretti.

L’ex Monastero situato in capo del paese presso il Cassaro nel luogo ove esisteva, in parte, il palazzo del castellano della Rocca della Serra, fu istituito sulla metà del secolo XVI da suor Alessandra Sabini di Roccacontrada, coll'ajuto della Duchessa della Rovere Maria Vigeria da Urbino, e delle limosine dei fedeli. Intorno a ciò esiste una memoria in un libro del signor Car­dolo Maria Pianetti Mannelli de' Cardoli, dalla quale si trae che il monastero fu fondato tra il 1540 e il 1550 per opera principalmente di Suor Alessandra; che Suor Teodosia Tosi, nobile di Serra, vi morì in concetto di santità; che molti fatti meravigliosi accaddero nel monastero stesso. Le suore clarisse di questo monastero ebbero sempre in venerazione la loro fonda­trice, che viene ricordata anche attualmente col nome di Ministra Alessandra. Ad Arcevia è conosciuta col nome di Beata. Il monastero ebbe varii lasciti, e accumulò una discreta fortuna. Del 1775 fu ristaurata la chiesa e il monastero come viene ricordato dall'iscrizione posta nella chiesa. Al tempo di Napo­leone I, le monache si ritirarono in alcune case private, e poi alla restaurazione tornarono. Aveano educandato e lavorìo dì tessuti e ricami. Dopo la ristaurazione del Regno d'Italia furono conservate, ma oggi son rimaste ad un numero esiguo sì, che il monastero fu ceduto dal Demanio al Comune, il quale si assunse il carico di aprirvi qualche istituto di beneficenza.

San Filippo Neri, rettoria con cinque cappellani, juspatronato Armezzani, fu fondata nel 1678, come da istromento in atti del notaro Luca Vallemani del 3 giugno detto anno.  È una bella chiesa ornata di pregevoli stucchi e intagli in legno. La tribuna e l'altare sono opera dell'intagliatore Gaudenzio Santucci da Montolboddo ( oggi Ostra ), come si rileva da una lettera di Don Domenico Onorati da Morro a Don Grisante Armezzani del 22 luglio 1689.  Vi si conservano alcuni quadri già appartenuti alla chiesa di S. Giovanni, ora distrutta.

 

 

Santa Maria di Piazza, piccola chiesetta della confraternita di S. Girolamo della Carità. Il Municipio fin dal 1369 offriva dono di cera a questa chiesa nella festa della Purificazione della B. Vergine.     Ora appartiene al juspatronato Bartolozzi, ma non si ufficia.  Deve demolirsi per aprire la strada per Montecarotto e Arcevia.

 

 

Santa Maria della Misericordia de' Disciplinati, volgarmente detta del Colle, sul suolo lateranense fu fondata nel 1469, come si desume da una Bolla in pergamena del Capitolo lateranense del 1765, nella quale si attesta, che unito alla chiesa v'era l'ospedale degli infermi, e si prescrive l'apposizione della lapide per ricordare il diritto lateranense.    In questa chiesa, nella prima cappella a destra, si osserva un Crocifisso in terra cotta. Nella terza cappella a destra (antica cappella Benci) si trova una graziosa ancona, e un bel quadro rappresentante Sant' Andrea apostolo colla sua croce, alla cui estremità si legge: Antonius de Sartis Civis Esinus f. 1631. Una lettera di Andrea Benci, in data 27 ottobre 1634, attesta che in quell'anno fu benedetto il quadro. Nella sacristia si trova una tavola dipinta da ambi i lati, che era lo stendardo della confraternita de' Disciplinati, alto circa centi­metri 70, e largo 50: credesi lavoro della scuola del Gentile da Fabriano, o meglio della buona scuola fiorentina del secolo d'oro. Certo, è una delle migliori opere d'arte esistenti in paese, sebbene deperita non poco.        In un quadro presso alla porta laterale, rappresentante S. Pietro, S. Paolo, e sopra, una Madonna col Bambino, si legge la scritta seguente

ECCLESIAE      HOC HVIC 0PVS      GRATIS     COSTANTINVS DE  AMBROSIIS   PICTOR       ANNO 1696 DNI

Costantino Ambrosi dunque coltivava la pittura; ma il quadro non è un saggio di maestria: tutt'altro. Nella stessa chiesa si custodisce una bella immagine del Cristo morto, e si celebrano uffici religiosi. Ne' due altri altari sono le immagini di S. Nicola da Tolentino, e di S. Vincenzo Ferreri.

Santo Stefano, juspatronato Rossi, era la chiesa ufficiata in antico da un sodalizio di Monache, come risulta dai manoscritti. dell'Archivio Comunale.

Nell'altar maggiore avvi un quadro rappresentante il proto­martire S. Stefano. Avvi una campana antica. Il Comune offriva un cero il dì di Natale, e largiva limosine alle monache di S. Stefano. Nel secolo XVI il monastero di monache più non esisteva.

Del 1581 il guardiano de' padri cappuccini (ordine nato a Camerino per opera di Fra Matteo nel 1523) di Sassoferrato, notificò ai priori della Serra, che i padri avevano intendimento di aprire un convento, e che si sarebbero allogati a Santo Stefano; ma chiedevano ajuto e una commissione di uomini per le limosine. La commissione fu eletta nel consiglio comunale del 9 luglio 1581, ed ebbe il carico d'ínvigilare per le elemosine e per la fabbrica del convento, purchè i cappuccini fornissero il predicatore per la quaresima gratuitamente. Sembra tuttavia che non se ne facesse altro.

Santa Maria de' Raccomandati, detta pure San Vincenzo Ferreri, eretta nel 1466, come fa fede una pergamena del 1765, la quale prescrive, pena la scomunica, l'apposizione della lapide in segno di ricognizione del diritto lateranense. Questa chiesa serve di cemeterio pubblico, quan­tunque riconosciuto per insufficiente, indecoroso e dannoso alI'igiene.

Da lungo tempo si aspetta la costruzione di un nuovo cemeterio che risponda alla esigenza della civiltà, e alla necessità del luogo, e giova sperare che il pubblico bisogno sia presto so­disfatto.

 

 

 

Esisteva fino all'anno 1879 la chiesa di Santa Maria, detta di Costantinopoli di Dataria, ora distrutta. V'era una antica campana, che ora si trova a Sant' Elena. Le memorie di questa chiesa risalgono sino al 1311.

San Simone e Giuda, piccola chiesetta quasi aderente alle mura all'ovest del paese, costantemente chiusa; serve ad uso di camera mortuaria nei casi di disgrazia. Il Consiglio Comunale l'anno 1578 stabilì che si dovesse rifare la chiesa di S. Simone, atteso che s'intende fosse fatta per voto al tempo della peste grande, et che se debba penger all'altare grande una Madonna con un S. Sebastiano, San Simone, San Cri­stoforo et San Rocco, et il tutto se faccia con licentia de Mons. Re.mo Vescovo, et che nel giorno de San Simone se debbano celebrare in detta chiesa doi o tre messe a spese della Comunità. (delibera 1579) Si ha per tradizione che in questa chiesa predicasse S. Leonardo da Porto Maurizio, il quale lasciò per ricordo una cerimonia che divenne costumanza, durata fino alla prima metà del secolo nostro; mercè cui alcuni devoti al suono d'un'ora di notte, scuotendo un campanello, gridavano per le vie: Fratelli, ricordatevi che dobbiamo morire.

Questa chiesa è di spettanza della Confraternita della Carità, e perciò per l'ufficiatura va annessa a Santa Maria di Piazza.

 

 

Nel contado:

Santa Maria delle Grazie, chiesa succursale di San Quirico, dà il nome alla contrada, ed è una chiesa dove il popolo di Serra accorre con speciale divozione. Del 1594 il Consiglio Comunale stabili che si mandasse un'opera per fumante per costruire ed edificare questa chiesa, che fu compiuta circa l'anno 1598. Vari doni de' fedeli adornano l'immagine di Maria dipinta a fresco su d'un muro, che esisteva in altro luogo, d'onde, segato, fu quivi portato. Del 1850 vi fu rubato un bel reliquiario ed altri oggetti di valore.

 

 

Santa Maria di Loreto, juspatronato Armezzani, situata lungo la via Clementina, non lungi dalla stazione della ferrovia.

 

 

San Vito, juspatronato Rossi, sulla stessa via        Clementina.

Santa Maria delle stelle dà il nome all'alto colle verso Mergo. Il Ministro per gli affari de' culti del Regno d'Italia, con Decreto 28 giugno 1880, rendeva esecutorio l’ ístromento 26 maggio 1880, rogato in atti del notaro Fausto Bocci, col quale l'Amministrazione del fondo pel dulto nazionale cedeva al Municipio di Serrasanquirico l'antico tempio che nel X secolo ap­parteneva ai padri Camaldolesi di Sant'Elena, e che ultimamente era sede di un benefizio di Dataria. Questa chiesa viene ufficiata dal Priore di S. Angelo del Pino, che ne fa una succursale della parrocchia; vi si conserva una campana antichissima. Fu ristaurata più volte, e specialmente nel 1741 e 1837, come risulta da alcune iscrizioni. La forma della chiesa ritiene alcun che della costruzione pagana : son degne d'attenzione due grosse pietre a guisa di are ai due lati dell'altar maggiore, su una delle quali si legge il nome di Gian Paolo Giuniperi. Vi esiste un'urna con 29 reliquie che eran appartenute a S. Maria di Panocchia, e che, nascoste per lungo tempo, poi fu­rono ritrovate nel 1606.

 

 

SSma Trinità, chiesa privata e juspatronato Giorgetti al Trivio.

 

 

Santa Maria di Piedimonte, presso il fosso d' Avacelli.

 

Santa Maria Maggiore alla Becerca, juspatronato Mancinelli, eretta nel 1863, per cura e spese di fra Luigi Mantinelli, monaco laico silvestrino.  Vi si trova una copia della Vergine di S. Maria Maggiore di Roma di Pietro Cesaroni.

 

Sant' Ugo presso Cestino, in una possessione, già dei PP. Silvestrini, conosciuta col nome del Pezzante.

 Nella Frazione di Domo

 

San Paterniano, cura d'anime nel castello. Presso una cappella a destra, si mira un antico affresco, che si ritiene della scuola del Gentile. Una antica tavola all'altar maggiore fu ridipinta nella prima metà del secolo nostro da un fabrianese. É in costruzione una nuova chiesa, destinata a residenza della Parrocchia, che promette di riuscir bene.

Santa Maria del Rosario.

S. Martino, che serve di cimiterio nella Frazione.

 

 Nella Frazione di Sasso:

Ss. Pietro e Paolo Apostoli, cura d'anime, chiesa una volta annessa all'antica Abazia di S. Elena: è posta nel castello di Sasso.

Sant' Elena, antica e potente Abazia, chiesa assai vasta, a tre navate, d'architettura gotica, una delle tre chiese più insigni fondate da S. Romualdo Abate, nel X secolo è celebrata da molti scrittori,  è situata presso il fiume Esino, vicino al confluente Esinante, grosso torrente.  Ben presto divenne ricca e signora di robe e di poderi: la credenza del finimondo e la fama del Santo fondatore contribuì non poco a farvi affluire concorso di popolo, doni e sommissioni. Nel secolo XI l'Abazia di Sant'Elena avea possessi in quel di Ro­sora, di Scisciano, Massaccio, Poggio e nelle adiacenze, ed avea diritto di giurisdizione, di vassallaggio e di servitù sugli uomini. I monaci camaldolesi vi eressero un ampio e comodo Monastero, ove ebbe residenza un abate e più tardi un cardi­nale Commendatario. Ho rilevato dai libri dell'Archivio Comu­nale di Serra che l'arma dell'abate e del cardinal Commen­datario di Sant' Elena dovea costantemente esser affissa sulla porta del Palazzo Comunale e del cassaro della Serra. La parrocchia di S. Fabiano di Scisciano era soggetta all'Abate fino dal 1329; così pure la chiesa di S. Maria delle Stelle di Serra.' Nel 1180 Calza dal Massaccio era de' padroni dell'Abazia. Nel 1240 l'abate e i monaci furon interrogati dal Vicario della valle di S. Clemente se avessero prestato giuramento di fedeltà allo scomunicato Federico II Imperatore: i monaci risposero che si, ma che non avean mai tocchi i vangeli. L'Abate Don Uberto nel 1243 fu consolo del Massaccio. - Sembra che quei di Rosora scotessero i primi il vassallaggio monastico. Il Co­mune di Serra fu sempre amico dell'Abazia, e il dì di S. Croce il magistrato con gran pompa ogni anno andava a S. Elena con do­nativi, e recava il capitano con drappelli di militi per presiedere alla festa e alla fiera. L'Abate e più tardi il cardinale Commendatario esercitava giurisdizione civile e penale, avea tribunale proprio con diritto di vita e di morte, e con avvocati e notari e familiari propri e appositamente eletti. Ho visto presso la famiglia Colelli molti processi, sentenze ed atti di quel tribunale. In un catasto jesino dello scorcio del secolo XIII alla pergamena 41 e seguenti sono notate a parte 36 famiglie della parrocchia di S. Fabiano di Scisciano ed altre 19 dell'altra di S. Salvatore di Poggio di Cupra precedute da queste parole : Isti sunt Homines Abbatis Monisterii Sanctae Helenae qui debent Co­muni solvere X solidos secundum pacta inita inter Commune Esii, et dictum Monisterium.  Nel 1629 era abate Don Miche­langelo de' Begliuomini nobile romano, che istituì erede Gian Angelo Benedetti della Serra notaro a' suoi servigi, e assegnò 250 scudi per erigere una cappella nella chiesa della Misericordia in Serra. Napoleone I soppresse l'Abazia: ora il vasto caseggiato, col tempio, e vari possedimenti di terreni spettano in enfiteusi alla famiglia Pianesi da Macerata.

 

Santa Maria delle Grazie e della Misericordia, nell'incasato del castello.

 

San Vincenzo, juspatronato Antognetti nelle ville di Sasso. Vi sono alcune tombe di famiglia.

 

 Nella Frazione di Rotorscio

San Lorenzo martire, antica cura d'anime, fra il ca­stello di Rotorscio e il Castellaro.

 

Santa Maria, entro il castello, juspatronato Stelluti-Scala, attuale parrocchia, recatavi ne' secoli scorsi per comodo dei conti feudatari di Rotorscio. Vi si conserva una tavola del Crivelli, rappresentante una Vergine con alcuni Santi: fra questi il S. Lorenzo con la graticola è ben conservato, il resto del quadro ha subito avaria ed è stato qua e là ritoccato. All'altare maggiore si trova una bella copia d'un'Addolorata. Nella sacristia si osserva una tavola antica, rappresentante una Ver­gine col Bambino e S. Lucia. In questa chiesa eran le tombe dei conti Stelluti.

Santa Maria di Loreto, piccola chiesetta a pochi passi dal castello. La statuetta della Vergine fu estratta dal tesoro di S. Casa di Loreto, e donata dal conte Ignazio Stelluti, Vescovo di Macerata e Tolentino, a questa chiesa. Vi si trova una piccola miniatura d'un Ecce uomo, non bella, ma pregevole, perchè fatta da Francesco Podesti nella sua età di 16 anni, come mi narrava il defunto parroco D. Giuseppe Bianconi.

 

 

San Sebastiano, poco lungi dal castello, serve da  cimiterio.

 

 

Santa Maria d'acqua fosca a Fonte Gelone, juspatronato già HonoratiTrionfi, oggi Vecchioni. Avvi una bella immagine della Vergine col Bambino dipinta sulla tavola d'un aratro.  Come nel Capoluogo, così anche nelle Frazioni urge la costruzione de' nuovi cimiteri.

 

Nelle tre parrocchie delle Frazioni di Sasso, Rotorscio e Domo si pagano le decime parrocchiali, come in tutta la Marca; e al Sasso si paga pel mortorio ancora 3 braccia di panno; ma ivi le decime sono riscosse dall'enfiteuta Pianesi per l'Abazia di Sant'Elena e.così vengono corrisposte al parroco senz'altro assegno

Santa Maria dell'Isola d' Isach a Serralta sopra il fosso la Venella era un Monastero di Monache dell'ordine di S. Benedetto, fornito di chiesa, di case, di fonte, di terreni tra il fiume Esino e la Venella, le quali cose, comprese sotto il nome d'Isola d'Isach, furono, nel 1233, donate alle Monache da Ugoccione del quondam Attone di Roggiero Perugino. Poco appresso le Monache si posero sotto la protezione di S. Silvestro, il quale del 1235 trovavasi a S. Maria di Grotta Fucile, e il quale effettivamente assistè il Monastero, e ne al­largò i possedimenti. Nel 1296 propter evitationem hostilis incursus le Monache risolsero di abbandonare il Monastero di S. Maria e S. Andrea della Valle in Serrasanquirico, ove fe­cero capitolo l'11 Agosto di detto anno, e donarono i beni ai Monaci di S. Bartolo della Castagna, acciò fossero da essi retti nello spirituale e nel temporale. Questo Monastero durò per qualche tempo in buone condizioni, e dai libri del 1433 del Massariato del Comune si trae che questo facea l'oblazione d'un coro alla chiesa di S. Andrea il giorno del santo. Ma le Monache non istettero bene neppure nel nuovo mo­nastero, perchè per tradizione si ha, che partirono dalla Serra e andarono a fondare il monastero di Paravento, tra il castello e il borgo, a Sassoferrato.                         

 

 

 

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