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ITINERARIO TURISTICO
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Per
poter passare qualche ora a visitare Serra San Quirico si può
tranquillamente parcheggiare l'autovettura proprio all'ingresso del paese
nei pressi della
TEATRO
ex CHIESA
S. MARIA DEL MERCATO

Edificio
in stile romanico costruito nel 1289. L'elemento principale è il
campanile a pianta quadrata; è il più bel campanile della vallesina.
L'estremo della chiesa conserva ancora i tratti originali, con le sue
linee semplici ma possenti, mentre l'interno è stato profondamente
cambiato sotto la direzione dell'architetto serrano Attilio Piccioni, per
essere adibito a Teatro.
E’
consigliato assaggiare l'acqua delle sorgenti di Fonte Nova o Fonte
Corona, situate sempre nelle immediate vicinanze. Dalle fonti già si può
godere il panorama d'insieme del paese visto dal lato ovest.
Proseguendo per Via Leopardi, notate le stuccature cinquecentesche del
Palazzo Zampetti, ci si può addentrare per via Ricci, che presenta
diversi pregevoli portali e Palazzo Manfredi. Da via Leopardi, si giunge
in
PIAZZA
DELLA LIBERTA'

-
il centro - con la torre comunale del XIII secolo in gran parte demolita,
la fontana cinquecentesca un
tempo perno centrale del sistema idrico del paese, la Loggia Manin
con la vista della vallata e dei paesi vicini. Il Palazzo Municipale, che
risale al sec. XV con il cortile interno tipo chiostrino, è sede
dell'Archivio Storico ricco di documenti tanto numerosi quanto antichi, in
particolare statuti comunali e pergamene. Il Palazzo Ortolani con
artistico portale e linee architettoniche ben conservate. Il Palazzo
Piccioni, già oratorio dei Padri Filippini, con delle linee molto
raffinate e l'interno con soffitto ligneo a cassettoni di fattura molto
pregevole, bisognoso di restauri. Il Palazzo della Meridiana,
che insieme
alla campana dell'orologio ricorda a chi attraversa la piazza il senso del
tempo...
Salendo
la lunga scalinata di via Marcellini ( ‘e scalette di S.Lucia),
sulla destra domina il portale del
Palazzo Bocci, originale sia nelle bugne come nell'infisso ligneo a
specchi.
Sulla
sinistra la
CHIESA
DI SANTA LUCIA (1281)
Bellissimo
l'interno in ricco barocco marchigiano,
con altari dorati, il soffitto
affrescato (1694) e l'organo di pregevole fattura (1675).
Nell'unica navata sono sistemati 7 altari. Il primo a destra dedicato a
Maria Santissima Assunta in Cielo (1642); mirabile l'inquadratura
dell'altare in legno scolpito e dorato; il quadro, abbozzato dal pittore
Pasqualino Rossi, fu deturpato successivamente da mano inesperta. Nella
seconda cappella c'è una buona tela di Giovan Francesco Romanelli da
Viterbo rappresentante il Beato Ugo degli Atti
(nativo di Serra San
Quirico) che contempla gli strumenti della passione. Sui fianchi della
stessa cappella sono altre due tele di buona fattura e di minori
dimensioni che rappresentano i miracoli del giovane santo serrano:
l'acqua che fa prodigiosamente scaturire da una roccia ed il lupo
ammansito a Montegranaro. La terza cappella è dedicata alla Madonna
della Misericordia; non si conoscono gli autori nè del prospetto ligneo
né del quadro certamente frutto del lavoro di un artista provetto. La
prima cappella di sinistra è dedicata alla Vergine del Carmelo ed il
quadro è di Pasqualino Rossi. La seconda cappella è dedicata a Santa
Lucia, titolare della chiesa; il quadro che raffigura la santa insieme
alla Vergine e Santa Caterina è attribuito a Guido Reni. La terza
cappella laterale di sinistra è dedicata a San Giuseppe e San Silvestro;
il quadro è opera del pittore romano Giuseppe Cesari detto il Cavalier
D'Arpino; anche questa tela, di ottima fattura, fu deturpata da ritocchi
di mani inesperte. L'altar maggiore, in marmi policromi pregiati (1739),
è opera di Giovanni Fabbri da S.Ippolito, che lo costruì su ordinazione
dei Monaci Silvestrini, che in passato
officiavano la chiesa. Nell'abside ci sono cinque grandi tele che
rappresentano le scene del martirio di Santa Lucia; quella di centro è
sicuramente opera di Pasqualino Rossi , le altre laterali ideate e
delineate dal medesimo, furono forse completate da diversi autori della
scuola bolognese. Il coro è lavorato in radica di noce di bella ed
intelligente fattura, specialmente gli specchi degli scranni superiori
intarsiati a disegno e disposti in bella armonia; nel coro si ammira
anche un bel cantorino ligneo.
Un
monumentale chiostro collega la chiesa di Santa Lucia all'omonimo
Monastero silvestrino, passato nel secolo scorso in proprietà dello
stato, oggi restaurato. Sia l'esterno che l'interno della
struttura testimoniano l'imponenza della costruzione e di riflesso
l'incidenza dei Padri Silvestrini per Serra San Quirico lungo i secoli.
Attraversando corridoi e stanze, che sembrano non aver fine, ci si
immerge quasi nella visione dei monaci che studiavano, pregavano,
lavoravano... Al primo piano di questo edificio, i lavori di restauro
hanno portato alla luce delle lunette affrescate, recentemente
restaurate.
Risalendo ancora per la scalinata, ci si può addentrare in via Cassero,
con vari edifici da segnalare soprattutto per i loro portali. Ritornando
sui propri passi, in cima alla scalinata, dopo la piazzetta e la Casa di
Riposo, ex Monastero delle Clarisse, si arriva alla trecentesca
TORRE
DEL CASSERO

E'
una torre di difesa del '300, baluardo del paese e punto di vedetta per
dominare la Vallesina, La Torre rappresenta l'elemento principale del
complesso denominato “CASSERO" concepito come una fortezza nella
fortezza costituito da due torri (una minore che fungeva da armeria) e
dalla sottostante
Casa del Capitano del Popolo (oggi casa privata). La torre, notevolmente
abbassata per motivi di stabilità in questo secolo, era il baluardo del
paese e per questo scopo fu munita di tutto l'occorrente per la resistenza
nei confronti d’attacchi esterni; era un punto di vedetta e di
segnalazioni per dominare la Vallesina.
Nelle
adiacenze inizia la bella pineta, percorribile con una comoda strada o
mediante sentieri interni. Ritornando
verso il centro del paese, nella piazza con la fontana, scendendo per via
Mazzini, sulla sinistra, incontriamo la
CHIESA
DI SAN FILIPPO NERI
Piccola
chiesa dalla sobria facciata con pregevole portale; Fu fatta erigere nel
1678 dai fratelli Giovanna e Don Grisante Armezzani ultimi discendenti di
una della più illustri e gloriose famiglie del paese. Restaurata di
recente presenta, all’interno una pregevole cantoria barocca in legno
intagliato , opera dello scultore Gaudenzio Santucci di Ostra, autore,
forse anche del bel, portale d'ingresso. La chiesa era parte integrante
dell'omonimo convento, in seguito trasformato in Palazzo Piccioni.
Seguitando nel versante ovest, si apre un bivio: a sinistra si calpesta un
acciottolato che si presenta ancora allo stato originario, a destra PORTA
FORCHIUSA,
accesso al paese del lato est. Sopra troviamo la Chiesa di
SANT’ANGELO
DEL PINO

o
più esattamente "de pinis", fu così chiamata per il luogo in
cui fu costruita: un colle anticamente ricoperto da pini. Il punto in cui
sorge l'attuale chiesa è probabilmente il più antico luogo di culto
cristiano a Serra San Quirico. Fin dal sec. IX esisteva anche una
"canonica", cioè un edificio dove i sacerdoti del luogo
conducevano vita comune, regolata forse sul metodo delle Abbazie o dei
Canonici regolari. Non è quindi da escludere quindi che la prima chiesa
di Sant'Angelo sia stata costruita anteriormente alla costruzione del
paese (sec. X). Da tempo immemorabile fu sede parrocchiale. Con
l'espansione della Pieve di San Quirico, Sant' Angelo assunse sempre più
il carattere di parrocchia rurale, con giurisdizione sui fedeli dimoranti
in campagna, fino a tutto il territorio di Mergo. La costruzione attuale
non ha più alcuna delle caratteristiche del piccolo tempio medievale, né
della costruzione molto più ampia e decorosa effettuata dopo il terremoto
del 1741, crollata peraltro per un successivo terremoto del 1795.
L'attuale chiesa risale al 1843, anno in cui venne riaperta al culto dopo
i restauri. E' in stile ionico moto semplice, quasi elegante nella forma,
Ora inagibile, in attesa di restauro.

Da
qui partono le
COPERTELLE

Sono
strade coperte d’origine longobarda ricavate sopra le mura di cinta del
paese e sovrastate ancora dalle abitazioni. Rappresentano un tangibile ed
originale esempio di cura tutta particolare nell'arte della fortificazione
al fine di proteggere il paese da attacchi esterni, potendo allo stesso
tempo sfruttare l'invidiabile elevata posizione rispetto agli assalitori e
la possibilità di veloci spostamenti interni, favoriti anche da
camminamenti sotterranei convergenti. A questi erano associate ampie
cisterne sotterranee per immagazzinare acqua e grano necessari in caso
d’ assalti. In tempo di pace, le copertelle rappresentavano la sede
delle attività artigianali delle varie corporazioni. Le copertelle
arrivano fino al Colle, dove si trova la punta di prora delle mura di
fortificazione che danno al paese la forma di nave. Hanno una breve
interruzione, ma poi ripartono da PORTA PESA,
l’accesso al paese nel lato ovest. In corrispondenza delle porte del
paese, ci sono due vecchie fontane: una all'interno delle mura, per i
viandanti, l'altra all'esterno per l'abbeveraggio dei cavalli.
Si può risalire per la ripida via Cavour; girando sulla sinistra ci si
immette in Corso del Popolo. La via è costeggiata sulla sinistra da
Palazzo Martorana (sec. XVII); sullo stesso lato si raggiunge la
CHIESA
DI SAN QUIRICO

dedicata
ai Santi Quirico e Giulitta (martiri di Tarso), fondata nei primissimi
anni dopo il 1000 da San Romualdo. Più volte ristrutturata, e
completamente rifatta a seguito del disastroso terremoto del 1744. Da
ammirare: nel secondo altare di sinistra la Madonna del Rosario,
bassorilievo in terracotta policroma del '500 attribuito a Pier Paolo Gapiti. Il bassorilievo raffigura la Vergine col Bambino in braccio ed ai
lati S. Domenico e S. Quirico
che sorreggono i lembi del manto e mettono
in evidenza un duplice gruppo di oranti, quello maschile guidato da S.
Francesco e quello femminile guidato da S. Chiara . Quindici quadretti che
contornano il bassorilievo, raffiguranti i misteri del Rosario, sono
disposti in modo illogico e presentano diversità di stile e di
decorazioni. Nell'altare di fronte troviamo un monumentale tabernacolo
ligneo dorato proveniente dalla Chiesa di S. Francesco. Nell'abside una
tela con raffigurati i Santi Martiri Quirico e Giulitta, la Beata
Alessandra Sabini e S. Silvestro, tela attribuita al pittore Pasqualino
Rossi. Sempre nell'abside è custodita la reliquia della SACRA SPINA.
È
problematica la dimostrazione razionale della sua autenticità, ma per
lunghissima, unanime tradizione popolare è riconosciuta come una delle
spine che componevano la corona di Cristo. Questa reliquia fu venerata con
gran solennità il 3 ottobre 1539 da Papa Paolo III Farnese che sostò a
Serra San Quirico con un nutrito seguito di cardinali ed ambasciatori
stranieri. La reliquia della Sacra Spina è tradizionalmente venerata nei
venerdì di marzo, in particolare il terzo, ed ancora il venerdì santo.
La Spina si presenta con la punta mozza e macchiata di sangue. La Chiesa
di S. Quirico ha il titolo di Pieve, titolo che risale a tempi
immemorabili ed esprime la giurisdizione gerarchica sulle altre chiese
della zona; anche i poteri del "Pievano" non erano circoscritti
al campo spirituale, ma sconfinavano con il civile. Quasi di fronte, si
trova la
CHIESA
DI SAN FRANCESCO
(1262)
che è la più grande del paese; l'annesso convento di francescani è ora
adibito ad abitazioni private.
E' contigua alla chiesa la casa natale del Beato Ugo degli Atti, monaco
silvestrino
. Attraversato il sottostante vicolo coperto, ci s’ immette
in via Matteotti, e si prosegue sulla sinistra. Continuando per via
Mazzini, subito sulla destra si incontra il portale a bugne in travertino
di accesso al Palazzo Lupi (sec. XVI). In fondo alla via, di nuovo Porta
Forchiusa, per
risalire poi in via Mazzini, e
si è di nuovo in piazza; un'ulteriore occhiata ai palazzi e alla fontana
conclude la visita del centro storico.
CARTOTECA
STORICA DELLE MARCHE
Allestita
all'interno dell'ex convento di Santa Lucia (1281)
tel.
071/52735 - fax 071/52610
La
raccolta storico-cartografica di Serra San Quirico costituisce la sede
espositiva permanente
della "Cartoteca Storica Regionale delle Marche", associazione
scientifica di enti, studiosi
e collezionisti interessati allo studio ed alla conservazione dei
documenti di storia della cartografia delle Marche. La raccolta propone
una ricostruzione didattica della storia della rappresentazione
cartografica del territorio regionale, dalle origini della sua
configurazione territoriale moderna (intorno al XV secolo) fino
all'annessione delle Marche allo
Stato unitario (1860).
L'attività dell'associazione della quale fa parte
il Comune di Serra
San Quirico, oltre alla gestione ed al potenziamento delle collezioni
storico-cartografiche in dotazione, è rivolta a favorire gli studi di
storia della cartografia, dell'evoluzione del territorio e del paesaggio,
di storia dell'esplorazione geografica, la realizzazione di mostre e la
produzione di pubblicazioni.
ABBAZIA
DI SANT'ELENA

La
fondazione dell'abbazia, attribuita a San Romualdo, risale agli anni tra il
1009 e il 1010. Come tutte le abbazie benedettine, è stata inizialmente
autonoma rispetto alle altre chiese; la regola benedettina non prevedeva
la congregazione di abbazie. Non se ne conoscono i motivi e le circostanze
ma nel 1180 fu aggregata alla Congregazione Camaldolese fino alla fine del
1400. L'attuale struttura architettonica si presenta in stile romanico; è
a pianta basilicale con tre navate, costruita con solidissima tecnica in
blocchetti di pietra arenaria irregolare. Il portale
è a tre archivolti
su due pilastrini centrali e due semicolonnine esterne. Le arcate a tutto
sesto sono l'una differente dall'altra; al centro dell'architrave: una
croce di tipo greco fiancheggiata da due animali stilizzati e fantastici.
L'interno
è vasto ed imponente, è diviso da sei pilastri in tre navate,
i pilastri sono a sezione cruciforme ed hanno incastrate semicolonne ad
altezza crescente che, sfruttando i principi della prospettiva, danno
l'impressione a chi entra di una chiesa più spaziosa, da qui l'idea della
"chiesa sala". Di notevole interesse i capitelli di stile
romanico, che costituiscono l'elemento vitale dell'edificio, con le varie
e rare decorazioni a figure umane, animali e geometriche. Il presbiterio
è sopraelevato alla cripta, articolato in tre campate corrispondenti alle
tre navate e animato dalla grande abside semicircolare, navate e
presbiterio sono coperti con volte a crociera. Dell'antico monastero sul
lato destro della chiesa, con al centro il chiostro, è rimasto solo il
lato di ponente. Gli elementi più caratteristici e antichi (sec.XI e XII)
sono: la torre di difesa nello spigolo sud-ovest ed il magazzino a volta a
botte, probabilmente ad uso cantina. Gli ambienti dei due piani superiori,
restaurati di recente, sono adibiti ad abitazione dei proprietari. Insieme
a Fonte Avellana e Valdicastro, l'Abbazia di Sant'Elena testimonia una
significativa presenza di insediamenti dei Monaci Benedettini Camaldolesi.
ROTORSCIO
E CASTELLARO
E'
l'antico castello medievale di Rodossa (dei conti di Rovellone),
spodestato nel sec.XIV dal cardinale Albornoz e passato, con alterne
vicende, agli Stelluti-Scala. Di esso resta qualche traccia dei fortilizi
ed uno stabile cinquecentesco recentemente restaurato. La posizione è
eccellente: sia come forte militare (ieri), sia come punto panoramico
(oggi). La giurisdizione del castello e del territorio circostante è
stata per secoli di libero comune, politicamente legato prima a Iesi poi a
Fabriano; solo agli inizi dell'800 è divenuto parte del comune di Serra
San Quirico. La popolazione per lo più abita oggi nel vicino centro di
Castellaro.
DOMO
E'
un vero e proprio castello antico, cinto di mura, con due porte, varie
strade interne anguste all'uso antico, una piazza regolare su cui si
affaccia la chiesetta ottocentesca della Madonna del Rosario. Maggiore
importanza storica e artistica è da attribuire alla chiesa di San
Paterniano V.
che risale nella struttura attuale al 1473, pur avendo
riportato successivamente ulteriori trasformazioni. Da ammirare in essa il
portale rinascimentale, un trittico su tavola, raffigurante la Madonna di
Loreto, San Paterniano e Santa Lucia, eseguito alla fine del sec.XV e
attribuito ad un vago "Maestro di Domo" di probabile origine
fabrianese, e numerosi affreschi votivi
dei sec.XV-XVI, che adornano la
parete absidale e i due lati dell'unica navata coperta a capriate. Davanti
alla chiesa si apre una piazza più vasta, originariamente di dimensioni
minori, frutto dell'abbattimento di diversi caseggiati fatiscenti agli
inizi degli anni '70
BORGO STAZIONE
La parte "moderna" del paese,
attraversato dalla vecchia strada consolare -via Clementina- che
si immetteva nella Gola della Rossa; Ora si congiunge con la nuova SS76,
la parallela quattro corsie Ancona verso Roma-Fabriano. Troviamo
abitazioni di nuova costruzione, la Stazione Ferroviaria, le Poste, la
Caserma dei Carabinieri e il
SANTUARIO CUORE
IMMACOLATO DI MARIA
E' la nuova chiesa
parrocchiale di Serra San Quirico Stazione, sorta
proprio dirimpetto alla chiesa di S. Maria di Loreto
.Su disegno e direzione dell'arch. romano Leopoldo Rota, fu iniziata nel
1943, ma potè essere inaugurata solo nel 1956. I
lavori, infatti, avanzarono con difficoltà e poterono essere ultimati solo
grazie a sottoscrizioni ed offerte.
E' ampia, luminosa, dalla linea sobria,
resa più agile dal riflesso
smeraldino della pietra. Sulla facciata esterna, sovrastante l'ingresso
principale, un bassorilievo mostra la Vergine che tende le braccia ai
passanti. Nell'ampia navata, la cappella di destra è dedicata a Santa
Barbara
, patrona dei minatori, quella di sinistra al Cristo Morto con un
ampio dipinto sulla morte e resurrezione di Cristo . L'abside si presenta
dipinto con le figure dei santi serrani, di Don Elvio Scipioni, il Parroco
che l'ha fortemente voluta e costruita, ed alcuni benefattori serrani che
lo hanno reso possibile .
Nel santuario si venera una statua lignea (intaglio di Luigi Santifaller di
Ortisei) raffigurante il "Cuore Immacolato di Maria" e alcuni
dipinti
provenienti
da S.Maria del Mercato, di cui questa Parrocchia mantiene il nome. Nei locali
adiacenti troviamo il
MUSEO
DEI FOSSILI

Inaugurato nell'agosto del 1979, è costituito principalmente da
reperti raccolti da Don Giuseppe Mattiacci nell'area dell'Appennino
marchigiano.
Nel museo sono conservati molti resti fossili dell'area Esino-Frasassi
risalenti a circa 200 milioni di anni, del Periodo Giurassico (Era
secondaria).
Fanno parte della collezione: Brachiopodi (soprannominati "le fauci
dei mari"), i Crinoidi (i "gigli di mare"), i Bivalvi (le
"vongole"), i giganteschi "Atractites" (della famiglia
delle Belemniti) e le importanti Ammoniti scomparse circa 65 milioni di
anni fa.
Nel museo sono esposti anche alcuni minerali e diversi reperti preistorici
provenienti dalla media valle del fiume Esino.
INFORMAZIONI
0731/86030
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